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“La chiusura dei cimiteri per il ponte di Ognissanti rappresenterebbe un ulteriore danno in termini economici per la nostra categoria. Tutto il nostro comparto sta già facendo i conti con il quasi azzeramento degli eventi, la contrazione del wedding e una generale diminuzione del volume d’affari che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di tantissime aziende e cooperative”.

Il grido d’allarme arriva da Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

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“La chiusura dei cimiteri per il ponte di Ognissanti rappresenterebbe un ulteriore danno in termini economici per la nostra categoria. Tutto il nostro comparto sta già facendo i conti con il quasi azzeramento degli eventi, la contrazione del wedding e una generale diminuzione del volume d’affari che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di tantissime aziende e cooperative” – il grido d’allarme arriva da Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

“In questi giorni molti colleghi, ma anche tanti commercianti stanno contattando la nostra segreteria preoccupati per un eventuale decisione dei sindaci della Campania di chiudere, proprio nei giorni del ponte di Ognissanti, i cimiteri comunali. Una decisione che rappresenterebbe un ulteriore danno per tutta la nostra filiera. Lungi da noi voler sminuire la gravità della situazione. Siamo consapevoli che la curva del contagio è in ripresa, ma chiudere tutto può essere la soluzione più semplice, ma non certo la migliore” – continua Malafronte che sottolinea anche come “in questi mesi nel settore florovivaistico non si è registrato nessun caso di covid 19, perché abbiamo rispettato le regole e osservato tutte le norme di sicurezza”.

E proprio alla normativa che fa riferimento Malafronte: “Nell’ultimo DPCM del Presidente del Consiglio non è prevista nessuna misura restrittiva in tal senso. Siamo consapevoli che con la collaborazione di tutte le parti in causa si potranno tenere aperti i cimiteri comunali per Ognissanti, certo con accessi regolati, orari prolungati e evitando gli assembramenti” – spiega il presidente del Consorzio.

“Come ho già avuto modo di riferire al Cardinale di Napoli Sepe, portare fiori sulla tomba del proprio caro significa, soprattutto, tendere la mano a chi non c’è più. E’ assume un significato ancora maggiore alla luce di quanto sta avvenendo. Ma rappresenterebbe anche un tendere la mano verso noi produttori e commercianti per avere una piccola speranza per guardare al futuro. Per il nostro comparto oltre che a un dramma economico siamo davanti a un dramma sociale che potrebbe avere risvolti devastanti” – conclude Malafronte.

“Il silenzio assordante del Governo e del Ministro Teresa Bellanova sul futuro del settore florovivaistico è sconcertante e preoccupante. Dopo il confronto che il gruppo di crisi nazionale del settore florovivaistico ha avuto con la titolare del dicastero all’agricoltura, lo scorso maggio, non abbiamo ricevuto più nessuna notizia. Un confronto inconcludente e oggi non sappiamo ancora l’entità delle misure per il nostro settore” – è il grido d’allarme di Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

“Un calo costante determinato dall’assenza di cerimonie e eventi. Una situazione che sta avendo ripercussioni costanti su le circa 1300 aziende e le decine di cooperative operanti in Campania. Un calo costante di fatturato per produttori e commercianti. Questo significa il rischio concreto di chiusura di numerose attività e la perdita di posti di lavoro” – spiega il presidente del Consorzio.

“La Regione Campania ha dimostrato fin da subito una sensibilità nei confronti del nostro comparto che è stata seguita da una misura di sostegno specifica. Certo parliamo di numeri bassi rispetto alla gravità delle perdite, ma ciò ha dimostrato l’attenzione del presidente De Luca nei nostri confronti, e proprio a lui e al delegato all’agricoltura Nicola Caputo, che mi rivolgo affinché intercedano nei confronti del Governo Centrale, affinché al più presto venga messa in atto una programmazione seria e concreta per il nostro settore” – continua Malafronte.

Intanto in questa situazione il comparto è bloccato. Quello che ci preoccupa maggiormente è il futuro. La Campania, infatti, è la regione che ha perso di più in tutta Italia, non solo durante il periodo di lockdown. Basti pensare che solo per quanto concerne i fiori recisi, è crollato il fatturato perso tra marzo e aprile ammonta a circa 40 milioni di euro e anche in questi mesi continuiamo a registrare la distruzione di intere produzioni” – continua Malafronte.

“Il nostro comparto oltre ad un blocco della produzione deve comunque fare fronte al pagamento delle tasse e dell’Iva e pensare di poter risolvere i nostri problemi solo con i 600 euro una tantum alle partite Iva siamo davvero fuori strada. Il Ministro Bellanova aveva promesso un incontro per illustrarci le linee guida per il settore, ma al momento registriamo solo un silenzio assordante” – conclude il presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

“Vietare l’utilizzo dei fiori freschi nei cimiteri comunali significa sferrare un ennesimo colpo mortale al comparto florovivaistico della Campania. A rischio ci sono centinaia di posti di lavoro in Campania tra produttori, commercianti all’ingrosso e dettaglio e trasportatori” – esordisce così Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

“Da più parti ci arrivano segnalazioni di sindaci intenzionati a vietare l’utilizzo dei fiori freschi durante il periodo estivo. Quotidianamente sto ricevendo messaggi preoccupanti da parte di produttori, commercianti all’ingrosso e al dettaglio e di trasportatori. Siamo consapevoli che questo 2020 sarà un anno di transizione e di rinvio, molti dei nostri consociati hanno già dovuto distruggere la loro produzione e oggi non sono in grado di poter programmare la prossima produzione. Chiudere i cimiteri nel periodo estivo e vietare l’utilizzo dei fiori freschi di fatto chiude un altro canale di commercializzazione e di sostentamento per il comparto, già fortemente segnato dall’emergenza covid-19” – spiega Malafronte che già nelle scorse settimane aveva lanciato un grido d’allarme.

“Ho avuto modo di partecipare ad un forum on line organizzato dal consigliere regionale del Partito Democratico, Gianluca Daniele, al quale avevo già anticipato tale problematica. Oggi in Campania non c’è una visione unanime su tale provvedimento e quindi ci ritroviamo per esempio con la città di Salerno che ha già deciso di lasciare i cimiteri aperti per tutto l’anno, mentre il comune di Quarto dall’altra ha emanato un’ordinanza di chiusura. Quello che chiediamo è di poter lavorare e di commercializzare i nostri fiori per tale motivo rinnovo il mio appello ai sindaci a scongiurare tale provvedimento e consentire l’accesso dei fiori freschi nelle aree cimiteriali anche in estate. Del resto le cause che avevano portato a tale divieto oggi non sussistono più” – continua il presidente del Consorzio.

“Da metà giugno riprenderà l’attività di wedding e cerimonie, ma non ci facciamo illusioni. Ormai la stagione è persa. Chi deciderà di sposarsi quest’anno? La stragrande maggioranza ha già deciso di rinviare al prossimo anno. Ma il tempo che ci separa dalla ripresa vera rischia di lasciare non pochi strascichi di natura economica e sociale. In Italia il Governo non ha ancora calibrato sulle nostre reali necessità i provvedimenti volti a sostenere la liquidità. Oggi abbiamo bisogno di misure certe che ci permettano di ricominciare a lavorare e produrre” – conclude Malafronte.

Florovivaismo: in Campania saltate 10 mila cerimonia Proposta possibilità portare fiori freschi a cimitero in estate

27 Maggio , 11:49 (ANSA) – NAPOLI, 27 MAG – Scongiurare il divieto di portare fiori freschi in cimitero, d’estate, per evitare il rallentamento delle vendite e dare una boccata d’ossigeno al settore del florovivaismo che, con l’assenza di cerimonie, matrimoni e altri eventi, sta vivendo una crisi senza precedenti. E’ l’appello che Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani, rivolge ai sindaci, ai quali spiega, “le cause che avevano portato a tale divieto oggi non sussistono più”. Per Malafronte è fondamentale “conoscere quanto prima le regole per la ripartenza degli eventi, che per il 2020 sono completamente azzerati”. Il florovivaismo, sottolinea il presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani, stenta a uscire dal lockdown: “Più di altri, a causa dell’incertezza e della scarsa fiducia, non riesce a programmare le produzioni con un conseguente ulteriore rallentamento della ripresa” e la festa della mamma, “ha portato solo una breve boccata d’aria”. Grava sul settore, ribadisce, “l’assenza di cerimonie, matrimoni, feste e eventi, che si sta facendo sentire e non poco sul nostro comparto. Perdite che si stanno sommando a quelle già registrate durante la quarantena, con imprenditori e cooperative costrette a mandare al macero il 100% della produzione”. Secondo i dati in possesso del Consorzio sono stati circa 10mila gli appuntamenti saltati solo in Campania e, aggiunge Malafronte, “chi considera che nel 2021 avremmo il doppio del lavoro perché dovremmo recuperare i matrimoni e le cerimonie saltate quest’anno – fa un grosso errore di valutazione”. “Anzi – conclude il presidente del Consorzio – paradossalmente potremmo trovarci con un settore ingessato e senza approvvigionamenti. Con l’aggravante di dover comprare dall’estero non aiutando certo il comparto made in Italy”.(ANSA).

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Un aiuto rapido ed efficace per un settore essenziale dell’agricoltura italiana. Il gruppo di crisi nazionale del Florovivaismo reclama la giusta attenzione e un sostegno concreto per uscire dall’emergenza covid-19. Un documento unitario, sottoscritto da cooperative, imprese agricole, distretti, associazioni e mercati dei fiori italiani che sarà al centro della discussione in programma il 28 maggio con il Ministro delle Politiche Agricoli e Forestali, Teresa Bellanova.

Nel documento di lavoro del gruppo di crisi nazionale del Florovivaismo emerge con prepotenza che le misure sinora previste in concreto per il comparto sono “decisamente insufficienti a compensare il notevole calo del giro di affari” avvenuto con l’avvento della pandemia.

L’appello del gruppo di crisi nazionale del Florovivaismo al Governo è quello di “individuare soluzioni che garantiscano efficacia ed efficienza, un po’ come quelle messe in campo da alcune regioni, in primis la Campania che ha destinato un apposito fondo di sostegno al comparto florovivaistico” e ci si auspica che “alcuni articoli del decreto legge rilancio siano tarati sul fabbisogno delle imprese del florovivaismo” così da acquisire nuova fiducia e poter “riprogrammare con serenità le proprie produzioni. Allo stato attuale le imprese florovivaistiche non hanno accesso alle garanzie dello Stato e gli istituti di credito continuano a segnalare difficoltà nella valutazione del merito creditizio a carico delle imprese del comparto. Il risultato è che le misure già varate dal Governo per il momento sono state ininfluenti ai fini della sopravvivenza di molte imprese che ancora oggi attendono risposte mirate”.

Il gruppo di crisi nazionale del Florovivaismo chiede in sostanza un intervento in materia di sospensione dei pagamenti di oneri fiscali e contribuitivi, una energica azione politica a livello comunitario, una efficace azione di promozione, un dialogo con il Ministero degli Esteri per riavviare i principali mercati di commercializzazione del florovivaismo bloccati da mesi.

“Il Ministro Bellanova ha già ampiamente messo in evidenza la drammaticità delle conseguenze del Covid-19 sulle aziende florovivaistiche – si legge nel documento. Occorre però ora intervenire senza altri tempi perché non ci sono più i presupposti per arginare la chiusura di molte imprese con un pericoloso effetto domino che potrebbe avere serie conseguenze su molte delle aree del florovivaismo del Paese”.

Il documento unitario è firmato dal Consorzio Produttori Florovivaistici Campani (CPFC); dal Mercato dei Fiori di Ercolano (Napoli) – Cooperativa Masaniello, dalla Cooperativa Flora Pompei, dal Distretto Florovivaistico della Liguria, dai Mercati dei Fiori di Leverano, Taviano, Viareggio, Vittoria, Terlizzi, Sanremo – Amaie, dal Distretto del Cibo e Distretto Florovivaistico di Puglia, dall’Azienda Speciale Mercato dei Fiori della Toscana (A.S.MeFiT), dall’Associazione Florovivaisti e Fioristi Italiani (Affi), dall’Associazione Filiera Florovivaistica del Lazio, dal Distretto Florovivaistico Interprovinciale Pistoia e Lucca, dall’Associazione Florovivaisti Italiani, dall’Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori (A.N.V.E.), da IL CONTADINO Soc. Coop. Agricola, dal Distretto Florovivaistico Alto Lombardo, dall’Associazione Produttori Florovivaisti – ASPROFLOR, dal Mercato Ingrosso Fiori Torino, da Fiori del Trentino, da La Nuova Floricoltura Meridionale, dal Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia e dalla Società Agricola Consortile – La Mediterranea s.r.l.

Un florovivaismo che stenta ad uscire dal lockdown. Un settore che oggi più di altri, a causa dell’incertezza e della scarsa fiducia, non riesce a programmare con serenità le proprie produzioni e questo potrebbe rallentare ancora di più la ripresa. “Abbiamo bisogno di conoscere quanto prima le regole per la ripartenza degli eventi, che per il 2020 sono completamente azzerati. L’assenza di cerimonie, matrimoni, feste e eventi si sta facendo sentire e non poco sul nostro comparto. Perdite che si stanno sommando a quelle già registrate durante la quarantena, con imprenditori e cooperative costrette a mandare al macero il 100% della produzione” – spiega Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

L’uscita del lockdown alla vigilia della Festa della Mamma ha portato solo una breve boccata d’aria per il settore: “Gli effetti della riapertura sono già finiti. Purtroppo oggi scontiamo l’assenza di cerimonie e soprattutto l’impossibilità di programmare. Senza linee guida, senza elementi certi e senza risorse economiche non potremmo piantare e questo pregiudicherà ancora di più la ripartenza” – continua Malafronte.

A questo va aggiunto che con l’avvicinarsi dell’estate ci sarà anche una progressiva chiusura dei cimiteri o quanto meno il divieto di utilizzo dei fiori freschi e questo spiega Malafronte “porterà un ulteriore rallentamento delle vendite per questo voglio rivolgere un appello ai sindaci a scongiurare tale provvedimento e consentire l’accesso dei fiori freschi nelle aree cimiteriali anche in estate. Del resto le cause che avevano portato a tale divieto oggi non sussistono più”.

Un volume d’affari sensibilmente ridotto, basti pensare che tra eventi e cerimonie sono circa 10mila gli appuntamenti saltati solo in Campania e una ripresa che stenta a trovare un orizzonte, come confermato anche dal settore dei flower design che rilancia l’appello dei florovivaisti. “Chi considera che nel 2021 avremmo il doppio del lavoro perché dovremmo recuperare i matrimoni e le cerimonie saltate quest’anno fa un grosso errore di valutazione. Anzi paradossalmente potremmo trovarci con un settore ingessato e senza approvvigionamenti. Con l’aggravante di dover comprare dall’estero non aiutando certo il comparto made in Italy. Questo è un momento particolare e dobbiamo ripensare al comparto per questo abbiamo bisogno quanto prima delle nuove linee guida. Senza una visione e una programmazione rischiamo un vero dramma sociale per il nostro comparto” – dichiara Massimo Iodice di Flover.

La Regione Campania, dal canto suo, fino ad ora si è mossa con misure ad hoc (finanziamento da 10 milioni di euro), ma quello che manca è una visione nazionale del comparto: “L’Olanda ha affrontato la crisi Covid-19 con finanziamenti improntati a mantenere una leadership di mercato, intervenendo sul mancato fatturato delle imprese. In Italia il Governo non ha ancora calibrato sulle nostre reali necessità i provvedimenti volti a sostenere la liquidità. Oggi abbiamo bisogno di misure certe che ci permettano di ricominciare a lavorare e produrre” – conclude Malafronte.

“Da mercoledì 20 maggio e per le tre settimane successive sarà possibile inoltrare alla Regione Campania la domanda per accedere ai fondi per il settore del florovivaismo, previsti nell’ambito del Piano Socio Economico legato all’emergenza Covid-19” – è quanto dichiara Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

La misura che prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro rientra nel piano predisposto dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Le domande potranno essere presentate presso il proprio CAA di riferimento.

“Vogliamo esprimere il nostro più vivo ringraziamento al presidente Vincenzo De Luca, alla sua giunta, al consigliere per l’agricoltura Regione Campania Nicola Caputo e alle associazioni di categoria per aver tenuto debitamente in considerazione le nostre istanze” – spiega Malafronte.

“In questo momento di forte emergenza e criticità il settore florovivaistico ha dimostrato unità e solidarietà di intenti. Non è un caso che proprio grazie all’azione sinergica portata avanti dal Consorzio Produttori Florovivaisti Campani siamo riusciti ad arrivare all’apertura del bando in tempi relativamente celeri. L’azione di raccolta delle schede di valutazione dei danni, predisposta dalla nostra struttura tecnica, guidata dal nostro instancabile dottor Francesco Romano e dalla sua collaboratrice dottoressa Roberta Giordano, ha permesso agli uffici regionali di poter avere un quadro pressoché completo dello stato in cui versa il comparto nella nostra regione a seguito del blocco legato all’emergenza coronavirus”.

Una mappatura dei danni “che è stata fondamentale per richiedere la Calamità Naturale Regionale e Nazionale e per avviare la richiesta del Fondo Emergenziale per il Comparto Florovivaistico Nazionale che per la prima volta si è dimostrato compatto” – spiega Malafronte.

Sono state oltre 400 le schede pervenute agli uffici del Consorzio. Una modalità di raccolta dati che è stata seguita anche dai consorzi e organizzazioni delle altre regioni italiane: “Quando siamo stati contattati dai colleghi di altre parti d’Italia non abbiamo avuto nessuna esitazione a mettere a disposizione la nostra struttura questo ci ha permesso anche di avviare una discussione unanime e compatta nei confronti del Governo Nazionale. Non a caso nelle prossime settimane incontreremo in videoconferenza il Ministro Teresa Bellanova anche per discutere del Fondo Emergenziale a tutela delle Filiere in crisi previsto nel decreto rilancio approvato dal Consiglio dei Ministri con una dotazione di 450 milioni di euro dei quali più del 50% stanziata per il nostro comparto” – conclude Vincenzo Malafronte.

“Mi auguro che Luigi De Magistris torni sui suoi passi e conceda l’apertura dei chioschi dei fiori che si trovano all’esterno dei cimiteri di Napoli” – è l’auspicio di Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

“Una scelta, quella di vietare l’apertura, che va in controtendenza rispetto alle indicazioni del Governo, che ha già chiarito che è possibile la vendita al dettaglio e all’ingrosso di fiori e piante, e anche rispetto a quanto sostenuto dalla Curia di Napoli che ha vietato l’utilizzo dei fiori di plastica nelle Congreghe della Diocesi, per motivi di sicurezza sanitaria, ma anche per venire incontro alla richiesta di aiuto del nostro comparto che sta pagando a caro prezzo l’emergenza covid 19. In un momento in cui tanti sindaci stanno rispondendo favorevolmente alle nostre sollecitazioni, ci appare anacronistica la posizione assunta dal primo cittadino di Napoli” – conclude Malafronte.

Malafronte (CPFC): “Scelta che va nella direzione giusta”  

“Esprimiamo soddisfazione nell’apprendere la decisione di vietare i fiori artificiali nelle Arciconfraternite dell’Arcidiocesi di Napoli” – è quanto dichiara Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani commentando la decisione dell’Ufficio Diocesano Confraternite dell’Arcidiocesi della Città di Napoli.

“Una scelta che mai come in questo momento ha una valenza duplice da una parte per salvaguardare la salute dei cittadini, i fiori artificiali che ornano in modo permanente le sepolture diventano ricettacolo di polvere e di altri agenti potenzialmente virulenti, dall’altra rappresenta un incoraggiamento verso il settore florovivaistico, fortemente penalizzato in questo periodo di emergenza Covid-19” – continua Malafronte.

“Vogliamo esprime, a tal proposito, il nostro più vivo ringraziamento nei confronti del Cardinale Sepe per aver dato ascolto alle nostre richieste in questo momento di grande difficoltà per tutti noi” – conclude il Presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.