Diverse testate on line e cartacee hanno ripreso la richiesta del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani di convocare un tavolo con Regione Campania e del Ministero dell’Agricoltura per affrontare le gravi ripercussioni che l’emergenza coronavirus sta avendo sull’intero comparto.

METROPOLIS QUOTIDIANO, pagina 4 di venerdì 6 marzo 2020

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Coronavirus: Confagri,piante e fiori rifiutati alle frontiere
Florovivaisti minacciano proteste ai confini
(ANSA) – ROMA, 5 MAR –
E’ allarme tra i florovivaisti, che sono sul piede di guerra perché vengono disdetti e rifiutati alle frontiere piante e fiori destinati all’esportazione o messi in quarantena con interpretazioni restrittive di alcune dogane, con la motivazione che nel nostro Paese c’è l’epidemia di coronavirus. Lo sottolinea il presidente della Federazione nazionale del florovivaismo di Confagricoltura Francesco Mati. Al palo in particolare le produzioni provenienti da Liguria e Toscana, i due grandi distretti del nostro Paese, l’uno per piante aromatiche, in vaso, fiori recisi e fronde, l’altro per vivai. “Il blocco dell’export di prodotti florovivaisti (tra l’altro deperibili) è assurdo, pretestuoso – sottolinea Mati – per motivazioni assolutamente false perché il Coronavirus non si trasmette attraverso le piante, neppure quelle aromatiche. Ci vogliono interventi chiari e rigorosi, innanzi tutto a livello europeo ma anche mondiale, per fermare lo sciacallaggio in atto. Tutto il Made in Italy, compreso quello florovivaistico, è sotto attacco” conclude. (ANSA).

8 marzo:Florovivaisti Italiani, mimose in crisi per il caldo
Giù produzione e ordinativi Gdo per coronavirus, -30% fatturato
(ANSA) – ROMA, 5 MAR –
Dopo un San Valentino positivo, l’Associazione dei Florovivaisti Italiani nutre invece poche speranze per il mercato delle mimose nella Festa della Donna. “Si stima un -30% sul fatturato complessivo – lamentano i Florovivaisti Italiani – legato al tradizionale business dell’8 marzo, che si attestava l’anno scorso sui 15 milioni di euro”. Sul fronte della produzione, l’associazione registra un -35%, causato dalla fioritura precoce per il climate change, con conseguente aumento del prezzo al dettaglio, che non basterà comunque a compensare la riduzione del tradizionale giro d’affari. “Sono – annunciano – calati drasticamente gli ordinativi della Gdo (-50%) per il brusco cambio delle abitudini di consumo a seguito del coronavirus”. L’aggravio dei costi per il produttore è determinato dalla precoce maturazione dei rametti con un mese di anticipo – metà gennaio – che ha reso necessarie pratiche di frigoconservazione per consentire al prodotto di arrivare in buono stato nel giorno della festività. Con l’aumento dei prezzi, per un ramoscello semplice si spenderanno in media 5 euro, fino a 8 per quelli di grandi dimensioni. Il costo di un bouquet si stima sui 20 euro, mentre le piante, il cui prezzo va in base alla grandezza del vaso, variano dai 10 euro fino ai 70 euro. “Tuttavia, i prezzi alla produzione, come succede per gli altri prodotti agricoli – sottolinea Aldo Alberto, presidente dell’Associazione Florovivaisti Italiani – resteranno comunque bassi per gli imprenditori, variando dagli 8 ai 10 euro al kg”. “La produzione di mimose, tipicamente italiana, rappresenta il 5% della produzione floricola – prosegue Alberto – e funge da traino ai commerci della stagione primaverile, oltre a essere una voce di export rilevante, con sbocchi privilegiati verso Est Europa e Russia”. La mimosa è coltivata in Italia su una superficie di quasi 200 ettari di terreno, che fruttano intorno ai 30mila quintali e 150 milioni di steli. Ad oggi, il Ponente ligure (Savona e Imperia) è il maggior produttore di questi fiori con le sue circa 1500 aziende attive. (ANSA).

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